Stile Bauhaus, 16 icone di design da mettere in wishlist (per ogni budget)

Dalla Barcelona Chair di Ludwig Mies van der Rohe alla Red and Blue di Gerrit T.Rietveld: gli arredi che hanno fatto la storia del progetto e che, a distanza di oltre un secolo, sono incredibilmente attuali, ricercatissimi e (per fortuna) ancora in produzione

Ci sono alcuni oggetti che sono così famosi da essere riconoscibili anche ai non “addetti ai lavori”. Così iconici da essere entrati nell’immaginario collettivo, presenti nelle abitazioni, negli studi degli avvocati, nelle sale di attesa dei medici.

Come gli intramontabili arredi del Bauhaus, la scuola fondata dall’architetto Walter Gropius a Weimar, in Germania, nel 1919: la Wassily Chair di Marcel Breuer, il progettista ungherese pioniere nell’utilizzo del tubolare in acciaio, la Red and Blue, la sedia rossa e blu di Gerrit Thomas Rietveld, la chaise longue F42-E di Ludwig Mies van der Rohe, uno dei padri del Movimento Moderno, terzo e ultimo direttore del Bauhaus.

Arredi che, a distanza di oltre un secolo, sono incredibilmente attuali, modernissimi, di tendenza, ricercati sempre di più dagli interior designer per trasformare anche il salotto più datato in un living contemporaneo.

Una scuola, quella del Bauhaus, esistita pochi anni, dal 1919 al 1933, ma che ha influenzato l’architettura di tutto il Novecento con il suo motto “imparare facendo”, con le sue inconfondibili forme e motivi geometrici, con la sperimentazione sul colore e la commistione delle arti, dalla pittura alla falegnameria, insegnate alla pari.

Un nuovo approccio alla vita e una nuova visione di società, che andava al di là dell’insegnamento: Rietveld e i suoi colleghi cercarono di creare un’utopia basata su un ordine armonico, che credevano potesse rinnovare l’Europa dopo la prima guerra mondiale. Nuove forme per la ricostruzione, fisica e spirituale. Un’urgenza di ieri, come di oggi.

I grandi classici per arredare casa

Pubblicati sulle copertine dei testi scolastici, entrati ormai nell’immaginario collettivo, conosciuti da tutti. Dei veri e propri cult che, a distanza di un secolo, sono (per fortuna) ancora prodotti e acquistabili. Come la celebre Wassily Chair, battezzata così da Marcel Breuer in omaggio all’artista e amico Wassily Kandinsky a cui mostrò per primo la sedia, la prima in tubolare d’acciaio costruita seguendo l’esempio del telaio delle biciclette, oggi prodotta da Knoll.

O come la Red and Blue di Gerrit Thomas Rietveld, prodotta dagli anni Settanta da Cassina: una sedia-scultura dalla forma pura e razionale, inizialmente concepita in una versione monocromatica e successivamente, nel 1923, proposta dallo stesso Rietveld nei colori primari rosso, giallo e blu per differenziare le diverse funzioni, citazione del movimento artistico e architettonico olandese de Stijl e di uno dei suoi massimi rappresentanti Piet Mondrian.

Accessori Bauhaus

Ci sono anche oggetti più piccoli, e accessibili, da poter acquistare per portare un po’ di Bauhaus in casa propria. Come il posacenere progettato da Marianne Brandt, anche lei come Marcel Breuer studentessa prima docente poi, oggi rieditato da Alessi su licenza del Bauhaus Archiv di Berlino; oppure le lampade di Christian Dell, responsabile nella scuola Bauhaus di un laboratorio per la lavorazione dei metalli, oggi riproposte in grigio e ottone da Fritz Hansen. O come gli sgabelli-tavolini B9 di Breuer, leggeri e salvaspazio, inizialmente progettati per la mensa della scuola, poi divenuti dei bestseller di Thonet.

Fino alla moltitudine di oggetti postumi ispirati al Bauhaus, come i tappeti o le collezioni di tessuti che riprendono le griglie colorate tanto care ad Anni Albers, una delle donne più celebri della scuola, insieme al marito Josef, lei ebrea di Berlino lui cattolico di Ruhr, entrambi emigrati durante il Nazismo in America, nel Connecticut, dove esiste una fondazione che porta il loro nome.

Un campus immerso nel bosco, aperto a tutti, dove respirare l’atmosfera Bauhaus, e anche scoprire la loro storia di complicità e ricerca. Da segnare in mappa, per quando si potrà, finalmente, viaggiare.  

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