Donazione denaro ai figli per acquisto casa

Donazione denaro ai figli per acquisto casa

Modalità di esecuzione della donazione, tassazione, atto notarile, contestazioni dell’Agenzia delle Entrate e degli eventuali eredi legittimari. 

Nel momento in cui si intende fare una donazione di denaro ai figli per acquisto casa è bene conoscere alcune regole imposte dalla legge e dalla giurisprudenza che potranno tornare utili sia per risparmiare sui costi dell’atto, sia per evitare problemi con il Fisco.

La normativa, in materia, è infatti molto lacunosa e tutto ciò che si sa in merito lo si deve ai chiarimenti della Cassazione e dell’Agenzia delle Entrate. Anche il notariato ha fornito ampi contributi sull’argomento.

In questa breve guida, ti spiegheremo dunque come fare una donazione di denaro ai figli per acquisto casa. Ti basterà seguire i passaggi che ti illustreremo per stare al sicuro da qualsiasi contestazione.

Donazione: quali problemi?

Ci sono una serie di ostacoli che corredano il tortuoso sentiero di una donazione. 

Il primo di questi è il tipo di atto da stilare. Il codice civile stabilisce che, per le donazioni di «non modico valore», è necessario avvalersi di un notaio e due testimoni.

Il secondo problema deriva dalle imposte da corrispondere che sono sempre dovute, ma in base ad aliquote e franchigie diverse a seconda del grado di parentela tra il donante e il donatario.

C’è poi da risolvere i problemi con l’Agenzia delle Entrate che, rilevando l’intestazione di un bene in capo al donatario, potrebbe ritenere quest’ultimo poco congruo con il redditometro e chiedergli chiarimenti. In tal caso, bisognerà mantenere traccia della donazione.

Infine, c’è da tenere in debita considerazione l’eventuale contestazione che, alla morte del donante, i suoi eredi legittimari potrebbero fare qualora la donazione abbia leso le quote di legittima. 

Gran parte di questi problemi non si pongono nel momento in cui si fa una donazione di denaro ai figli per l’acquisto della casa. Per comprenderne le ragioni dobbiamo spiegare ancora alcuni concetti preliminari.

Come si fa una donazione di denaro ai figli per l’acquisto della casa?

Quando un genitore vuol regalare dei soldi al proprio figlio, può farlo con la semplice consegna del denaro a mani se l’importo non supera le soglie di tracciabilità (dal 1° luglio 2020, pari a 2.000 euro). 

In ogni caso, se l’importo è modesto rispetto al reddito sia del donante (genitore) che del donatario (figlio), non c’è neanche bisogno di notaio.

Se, invece, si tratta di una somma rilevante c’è bisogno dell’atto notarile e di due testimoni.

Tuttavia, quando si dona del denaro per uno scopo ben preciso, come l’acquisto di una casa, non c’è più bisogno del notaio e, quindi, dell’atto pubblico. Ciò perché, in tal caso, si configura ciò che la dottrina chiama donazione indiretta. La donazione indiretta è quell’atto di generosità che si compie quando l’oggetto della stessa non è il denaro ma il bene che tale denaro mira a conseguire. Quindi, se il genitore regala al figlio 50mila euro senza vincolarne l’uso, è necessario il notaio; se, invece, l’uso della somma viene rivolto a un fine ben preciso (si pensi l’acquisto dell’auto, di una casa o un investimento particolare), allora il notaio non è più obbligatorio, ricorrendo un’ipotesi di donazione indiretta.

Quindi, sarà sufficiente che il genitore faccia un bonifico sul conto del figlio indicando, nella causale, la finalità per cui viene fatta la donazione. Ad esempio, si potrà scrivere «donazione per acquisto prima casa» oppure «donazione per acquisto terreno», ecc.

Quante tasse si pagano sulla donazione di denaro per l’acquisto della casa?

Le donazioni sono atti tassati solo se avvengono dinanzi al notaio. In particolare:

  • per le donazioni tra genitori e figli o tra coniugi, l’aliquota è del 4% ma scatta solo per donazioni di valore superiore a 1.000.000 (cosiddetta franchigia). In pratica, viene tassato solo il valore eccedente tale tetto. Per cui, su una donazione di 1.200.000 euro, si tassano al 4% solo 200.000 euro;
  • per le donazioni tra fratelli e sorelle, l’aliquota è del 6% ma scatta solo per donazioni di valore superiore a 1000.000 euro;
  • per le donazioni tra parenti fino al 4° grado o affini in linea retta o collaterale fino al 3° grado, l’aliquota è del 6% senza franchigie;
  • per le donazioni tra tutti gli altri soggetti, l’aliquota è dell’8% senza franchigie.

Se il donatario è un portatore di handicap, si applica l’aliquota relativa al grado di parentela (secondo quanto appena indicato) ma con una franchigia di 1.500.000 euro.

La Cassazione ha, però, detto che le donazioni indirette – e, quindi, anche le donazioni di denaro per l’acquisto della casa – non scontano alcuna imposta, a patto che:

  • vengano realizzate con bonifico bancario (e, quindi, se ne conservi traccia);
  • nell’atto di acquisto si menzioni la provenienza del denaro; in pratica, il notaio dovrà dichiarare che l’acquirente paga il prezzo (in tutto o in parte) con il denaro ricevuto in donazione tramite bonifico.

Dunque, la donazione di soldi da genitore a figlio per l’acquisto di denaro non sconta tasse.

Quali controlli del Fisco sulle donazioni in denaro

Il grosso rischio di chi acquista un immobile senza avere il reddito per poterne pagare il prezzo è di “dare nell’occhio” all’Agenzia delle Entrate. Così il Fisco potrebbe presumere che il denaro è stato ricavato dal “nero” ossia dall’evasione. È quindi necessario che chi acquista una casa grazie al denaro dei genitori mantenga una traccia di tale donazione in modo da poter poi giustificare all’ufficio delle imposte la provenienza dei soldi. Questo problema è risolto in radice grazie al bonifico bancario. Difatti, si tratta di una modalità di pagamento che garantisce la tracciabilità e, quindi, una prova perenne nei confronti delle eventuali contestazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Non dovrebbero, quindi, porsi mai problemi di questo tipo se si sta lontani dai contanti.

I problemi con gli eredi legittimari

La legge consente ai familiari più stretti del donante, alla sua morte, di contestare tutte le donazioni entro un termine di massimo 10 anni dal decesso o 20 anni dalla donazione stessa. Ciò però solo a condizione che la donazione abbia impoverito così tanto il suo patrimonio da non consentirgli di rispettare le cosiddette quote di legittima spettanti al coniuge e ai figli (o, in loro assenza, ai genitori).

Per evitare che si ponga un problema del genere, è necessario far firmare ai legittimari una liberatoria in cui si impegnano a non contestare la donazione. 

 

Fonte: la legge per tutti